Psychedelic World…quando la fotografia esplode

Dolcezze! Da quanto tempo! Mi scuso per l’assenza ma anche le bloggers vanno in vacanza:) Eh già, una settimana di tranquillità non poteva farmi altro che bene, anche se, lo ammetto, mi siete mancate moltissimo, ormai non posso fare a meno del nostro spazio quotidiano..eh già. La mia valigia virtuale si è ancora una volta trasformata in una vera e propria, pesante, carica carica di abiti, costumi e creme solari, accompanandomi alla volta della meta di turno, la bellissima Copanello, lido stupendo in provincia di Catanzaro (dunque sempre nella mia amata Calabria). Ma non credete che vi abbia dimenticati! Tra un bagno al mare,uscite serali, spettacoli, e tuffi in piscina, ho pensato anche a voi miei cari, scattando qualche foto da mostrarvi al mio ritorno. Perciò oggi comincio a mantenere la promessa. La logica avrebbe voluto che vi mostrassi prima il mio diario di viaggio ma oggi miei cari, mi sento creativa, e mettendo da parte tutto, ho deciso di partire con un outfit, già preannunciato in anteprima su Facebook qualche giorno fa, che prevede un look anni 80′,che trova i suoi pezzi fondamentali nella camicia Fucsia Fluo Stefanel e negli stupendi aviator Ray-Ban, in occasione della celebrazione degli storici occhiali, che compiono ormai ben 75 anni (portati alla grande!). Ma ciò che vi andrò a mostrare oggi sarà più di un semplice outfit…avete letto il titolo? Oggi la parola d’ordine è colore…meglio se psichedelico. Ovviamente i colori originali sono quelli della prima foto, e so che compromettere gli scatti in questo modo è abbastanza azzardato, ma cambiare per una volta non fa male a nessuno, e poi..mi piace troppo sperimentare! Ma basta parlare, giudicate voi stesse…tout pour vous…solo su Dans la Valise..

In This Outfit I Wear:

Stefanel in Shirt

Alcott in Shorts

Roberta in Swimsuit

Shoes & Shoes in Heels

Mac Accessories in Necklace

Ray-Ban Aviator in sunglasses

 

 

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Make Up: Tutti i Metodi Anti-Crisi!

Capita sempre più spesso in tempi di “crisi” come questi, che anche noi donne abbiamo bisogno di risparmiare su qualcosa. Certo è sempre difficile farlo sulle cose che più amiamo, tra le quali c’è sicuramente il make up. Truccarsi infatti, è come aggiungere quel tocco in più alla nostra personalità, e va dunque curato non solo con la qualità dei prodotti, ma anche con l’attenzione costante a ciò che si va ad acquistare. Per questo oggi vi propongo una mini-guida sui metodi anti-crisi utilizzabili nel make up. Perchè si sa, la donna è donna, in qualsiasi momento.

make up

Molto spesso ci capita di acquistare un fondotinta con una tonalità scura rispetto al nostro incarnato. Non buttiamolo via! Prendiamo una crema idratante qualsiasi e misceliamola con il fondotinta scuro e così andremo ad ottenere un composto che ci darà l’effetto di una pelle appena abbronzata. In questo modo, abbiamo dato una nuova vita al nostro fondotinta che doveva essere buttato via. Inoltre, spessissimo ci capita di avere delle boccettine di smalto che non hanno raggiunto neanche la metà e ci accorgiamo che sono diventate dense. Non andiamo ad aggiungere solvente poichè rovina il colore e allunga l’asciugatura dello smalto.

make up

Quante volte abbiamo sbagliato ad acquistare una crema viso? Non abbandoniamola al suo destino, usiamola per ammorbidire i punti critici nelle donne come ginocchia, piedi e gomiti. Un consiglio sicuramente importante e che non tutti sapranno è anche quello di recuperare lo spazzolino del nostro tanto amato mascara che lo useremo per un prodotto, pur sempre valido, ma meno costoso. Infatti, il merito del mascara è proprio dovuto dalle setole e della loro forma più che del prodotto in sè. Pertanto prima di utilizzare lo scovolino è importante, lavarlo con acqua e sapone e lasciarlo in alcol per due ore.

make up

Anche gli ombretti li possiamo utilizzare in due modi: asciutti sono dei normali ombretti in polvere ma, se prima di usarli li vaporizziamo con un’ pò d’acqua sul pennello li trasformiamo in fantastici eye-liner dai colori metallizzati. Sempre utilizzando un ombretto, preferibilmente di colore bianco perlato, riusciamo a creare un lucidalabbra volumizzante. L’ombretto lo andiamo a posizionare al centro delle labbra e subito sopra andiamo ad applicare un lucidalabbra trasparente. Ed ecco, il nostro lucidalabbra dall’effetto volumizzante. E i vostri metodi anticrisi sono pronti!

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Manicure Tricolore!Quando il calcio è una cosa da…donne!

Mie Care, oggi Dans la Valise vuole accontentare anche i maschietti!Come? Con un tutorial che li renderà orgogliosi delle loro ragazze! In occasione della tanto attesa finale Italia-Spagna ecco come realizzare una perfetta manicure tricolore che vi farà essere perfette anche in un occasione particolare come questa! E poi un pò d’orgoglio nazionale ci vuole qualche volta giusto??che aspettate proviamo insieme!

1)Per cominciare pulisci ed asciuga le mani e lima bene le unghie prima di cominciare, togliendo eventuali pellicine e scaglie da limatura, e se riesci a dargli una conformazione quadrata è meglio.
Stendi prima una base trasparente su tutte le unghie e fai asciugare, servirà da aggrappante per lo smalto colorato, e faciliterai anche la stesura dei 3 colori.

2)Quando la base sarà perfettamente asciutta, passa un primo colore, o rosso o verde, cominciando da un lato delle unghie e facendo una riga su tutta la lunghezza e verticalmente, con mano decisa e ferma, e con il pennello non troppo carico di smalto per non rischiare che l’eccesso finisca anche dove non deve.
Fai asciugare bene prima di passare al secondo e poi al terzo colore, ricordandoti che il bianco va sempre e solo al centro, e ripetendo la stessa operazione che hai fatto all’inizio con il verde, affiancando i colori successivi e cercando di andare dritta con il pennellino.

3) Quando avrai terminato di stendere tutti e tre i colori, e li avrai fatti asciugare, passa una mano di smalto trasparente lucido per fissare il lavoro e rendere le unghie scintillanti.
In alternativa puoi appliccare dello smalto trasparente contenente dei brillantini o dei riflessi madreperlacei, questo darà alle tue unghie tricolore un’aspetto psicheledico e brillante.

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Luisa Via Roma..Diario di un evento.

Ci siamo ragazze! Eccoci al tanto atteso post sul parti esclusivo di Luisa Via Roma!!! La location come spesso vi ho anticipato è lo splendido Nuovo Teatro dell’opera di Firenze, dove domenica scorsa ho potuto assistere ad una serata spettacolare,tra balli, cocktail e outfits da sogno! Per il party come potete notare hoscelto una mise elegante ma anche un po’ sopra le righe, con questo abitino nero Oasap dalle trasparenze accentuate. Le scarpe sono le mie amate Licean pop art (non potevano mancare in una serata come questa dedicata ai fashion superheroes!) e la pochette è invece H&M, stupenda nei colori e nello stile leggero e chic nello stesso tempo.

Il party, consumatosi nella cavea del teatro è stato strabiliante, con una vista mozzafiato sulla firenze notturna. Inoltre ho trovato stupendo anche il lato “artistico” dell’evento, con questo immenso pannello dedicato a Karl Lagerfeld, che ha proprio presentato nello store Luisa Via Roma la sua esclusiva collezione moda uomo. Inoltre qui per le followers del The Fashion Tea ecco una foto esclusiva! Il primo incontro con la cara Sandra che tutte conoscerete ormai, sia per il suo grande stile sia per la sua immensa simpatia! Ma devo dire che tutte le bloggers incontrate, come EricaSwan, Lisa la Troisieme, la cara Raffaella De Nunzio, e tutte le altre ragazze hanno reso magico questo evento, per me uno dei più belli in assoluto a cui abbia mai partecipato.

Grazie a tutte ragazze! E grazie a Luisa Via Roma per l’opportunità…godetevi questa special gallery! Tout pour Vous by Dans la Valise!

Me, Erika Swan & Raffaella de Nunzio

Il Party

Me, Raffaella De Nunzio, Sandra (smilingischic) Eleonora Pellini (Once Upon a Time) Erika Swan (The Trendfolio) e Lisa Laterza (La Troisieme)
Me and Sandra of Smilingisch
La Cena
Me and Chiara Ferragni

Andy Torres
Me and Andy Torres
Chiara Ferragn
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Diario delle Occasioni Perdute- Lo Straniero

Ormai era arrivato il momento. Sentiva uno strano turbamento ad ogni passo, ad ogni secondo che la avvicinava a lui. Si mosse piano fra i tavoli, attenta a scansare i clienti e le chiazze di birra sul pavimento. Tra poco avrebbe visto la causa di questa sua strana euforia.

“Cara vieni un pò qui!” sentì all’improvviso le mani della signora Thompson afferrarle il vestito “Potresti consegnare questo biglietto a monsieur Morrìs? Sai è una cosa speciale…” le sussurrò estraendo una piccola busta profumata. Parlava sempre con questo accento alla francese quando si trattava di lui. La ragazza prese la busta e con un cenno del capo le rispose di si. Ma la Thompson era un tipetto particolare, ti leggeva dentro. “Ti vedo molto strana oggi zuccherino, c’è qualcosa che non va? non hai detto una parola da quando sei entrata…”

“Va tutto bene Miss Judith, sono solo molto stanca oggi…consegnerò il suo biglietto…”

“Aspetta un attimo non correre cara!”poi alzandosi le si avvicinò sospetta all’orecchio e con lo sguardo rivolto allo sconosciuto del tavolo 3 le chiese: “Sai chi è quello nuovo? Non l’ho mai visto qui intorno…è strano, non fa altro che fissarti da quando sei arrivata…e poi, buon dio, come ha fatto quella canaglia di un cinese a dargli il tavolo di Betty…è orribile, è orribile…!

“Sei ancora lì Abbie???Vai a prendere quell’ordine!!!” gridò Li, improvvisamente.

“Che sgorbutico”sbottò Judith Tompson. Lasciò la presa.

Abbie si staccò e si mise velocemente il biglietto nella tasca sinistra. Alzò lo sguardo verso lo straniero e vi si diresse dritta, senza intoppi, scavalcando i rumorosi Baker, che si azzuffavano di nuovo tra loro. Man mano che si avvicinava riusciva a scorgere ciò che in realtà era quella sagoma nera. Era un ragazzo. Aveva corti capelli spettinati, un vecchio foulard legato al collo dai colori indecifrabili per via dell’oscurità, un gilet e dei lunghi pantaloni che gli coprivano le scarpe. Strano, nel complesso non si poteva giudicare in altro modo. Quando gli fu vicino la stava già guardando. Lei distolse lo sguardo.

“Salve, cosa posso portarle?”pronunciò Abbie, facendo finta di scrivere un altro ordine sul block notes.

Lui non rispose. La guardò ancora un pò, e poi riprese a dipingere la sua tela. La ragazza era confusa. Allora ripetè: “Scusi, vuole ordinare qualcosa?”

“Io ti ho già vista.”

“Come scusi?”

“Ti ho già vista…guarda…” E così dicendo si voltò a prendere una cartellina posata alla sua schiena, che lei non aveva notato prima. Era di vecchia tela, bordeaux, con una scritta dorata in centro…era davvero molto bella. Dentro scorse diversi fogli, diversi colori e pennelli…quel tipo doveva essere un qualche artista passato di lì per caso. Poi una volta trovato ciò che cercava lo porse alla ragazza.

“Guarda…io ti ho già vista…ti ho disegnata…com’è possibile…”

Abbie prese il foglio dalle mani del ragazzo e lo guardo. Sentì il cuore battergli forte e la confusione aumentare a dismisura. Lui aveva disegnato il suo ritratto. Era il suo quel viso sorridente, abbozzato e rifinito dolcemente su un vecchio foglio ingiallito. Era lei, nessun altra.

“Chi sei?” Disse allora spaventata, buttando il foglio sul tavolo 3. “Dimmi chi sei”

Lo straniero turbato iniziò a fare strani discorsi fra sè e sè. Poi dopo essersi accorto della paura negli occhi della ragazza rispose soltanto: “Penso che questa volta non sia un sogno” e raccogliendo le sue cose corse via dal Sunrise, dimenticando il ritratto di Abbie. La ragazza non si capacitava di come fosse possibile una cosa del genere. Era sicura di non averlo mai visto prima, e aveva intuito che lui stesso non era al corrente dell’esistenza reale di Abbie. Poi si accorse del ritratto e lo guardò. Quel viso era davvero uguale al suo. Ma allora com’era possibile? Chi era quell’uomo? Lei non lo sapeva, ma sarebbe presto arrivato il tempo delle risposte.

CONTINUA IL PROSSIMO GIOVEDI’… solo su STYLE.IT!

 

 

 

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Smalto, colore e un tocco di…Louboutin!

Ragazze oggi siamo di fronte ad un tutorial straordinario, che vi aiuterà a trasformare in manicure la suola più amata dalle fashioniste, la rossissima Louboutin!!! Perfetta per chi vuole essere al top anche nei particolari. Ecco a voi il segreto della Louboutin Manicure!

Occorrente

  • Smalto nero mat
  • smalto rosso lucido
  • lima per unghie
  • pennellino sottile per labbra
  • crema idratante mani

 

 

La manicure di cui parliamo è adatta ad unghie molto lunghe e ben delineate. Provala se hai delle belle unghie forti e sane e sopratutto lunghe e resistenti. Sulle mani pulite stendi un velo di crema idratante e massaggia dalle dita alle unghie. Fai assorbire bene la crema, le mani non devono essere appiccicose o scivolose. Aggiusta la lunghezza delle unghie con una limetta. Se la forma delle tue unghie te lo permette tendi al quadrato più che al rotondo.

 

Stendi lo smalto nero nella parte superiore delle unghie come fai solitamente. Fai asciugare bene. Colora di rosso la parte interna delle unghie. Stendere lo smalto nella parte interna dell’unghia è più difficile, ti consiglio di utilizzare un pennellino sottilissimo (tipo quelli che usi per stendere il lucida labbra) e di fare dei tratti dal basso verso l’alto.

 

Usa uno smalto nero mat cioè non lucido e a lunga durata, non deve avere nè pigmenti nè sfumature di nessun genere. Se lo acquisti in profumria o negozi specializzati chiedi un “assolute black”. Per il rosso scegline uno vivo, rosso fuoco ottimo se lucido o laccato, a lunga durata e asciugatura rapida. Deve essere in contrasto con il nero e attirare lo sguardo.

louboutine manicure

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Diario delle Occasioni Perdute- Il Tavolo 3

Spesso un solo sguardo è capace di cambiare una vita intera. Ma lei ancora non lo sapeva. Aveva aperto quella porta senza neanche pensare che il motivo di quella sua strana e immotivata euforia, si trovasse celato nella penombra, avvolto dal vociare incessante e volgare, tra i fiumi di alcol e miseria che dominavano il Sunrise. Lo straniero la fissava, ma lei non lo sapeva. Certo aveva subito notato la misteriosa presenza, rannicchiata al tavolo che era stato di Betty La Dolce, uccisa per strada come un cane, e che nessuno più aveva occupato.  La sagoma era nera e ciò che riusciva a scorgere erano solo le sue mani lunghe ed eleganti e una tela poggiata sul vecchio tavolo incrostato di birra. Nient’altro. Eppure lo guardava,e lui guardava lei.

“Cosa fai lì sulla porta Abbie? C’è da lavorare!muoviti!” Giusto. Wang Li non gradiva quando le cameriere sostavano senza far nulla per il locale. Era la prima regola che aveva imparato da Li. Anche se non era l’unica. “Non si sosta sulla porta, non si mangia in pubblico, non si disobbedisce al capo, non si intrecciano relazioni private con i clienti. Se impari questo il Sunrise è casa tua” le aveva detto quello strano omino asiatico quando le aveva offerto il lavoro. Eveva accettato. D’altronde non l’avrebbero mai licenziata, non era facile trovare candidati disposti a lavorare in quel buco fetido e triste.

Lo Straniero la fissava ancora, ma la voce di Li la riportò alla realtà.

“Scusami arrivo” rispose tesa, cercando di dominare l’impulso di voltarsi un altra volta verso lo strano cliente.

“Vai a servire il tavolo 3…Betty ci perdonerà” Li aveva parlato a voce troppo alta stavolta. Tutti, nel sentire quel nome, si voltarono a guardare stupiti il vecchio cinese dietro il bancone. Betty. L’avevano tutti amata molto, e bastò sentire il suo nome perchè i ricordi cominciassero a far male. La povera ragazza era arrivata al Sunrise dieci anni prima e da tre se n’era andata. Aveva solo 20 anni. Era giunta la prima volta, con un distinto signore di città, avvolta in un vestito che non era il suo, con una bambola di pezza in una mano e qualche spicciolo nell’altra. Il distinto signore era entrato nella locanda con la bambina, aveva bevuto due bicchieri di rum e aveva chiesto gentilmente dove fosse il bagno. Li gli indicò una porta in fondo al corridoio e lui entrò. Nessuno lo vide mai uscire, scappò dalla finestra come un criminale, abbandonando la piccola Betty al suo destino, al destino del Sunrise. La bimba pianse per giorni e giorni, aspettando seduta a quel tavolo 3, con lo sguardo fisso nel vuoto e la lenta agonia di chi attende qualcosa che mai succederà, consolata dall’illusione che un giorno suo padre sarebbe tornato. Fu così che Wang Li si ritrovò una figlia per caso, una bambina da accudire. Perchè per quanto burbero fosse, aveva un cuore d’oro. La sfamò, le comprò dei vestiti, le diede un letto caldo, che lei sempre si ostinò a rifiutare. Doveva restare a quel tavolo, il padre sarebbe tornato, lo sapeva. Ma dopo tre mesi, ancora nulla. Poi un giorno rinsavì. Si decise a smettere il suo piccolo lutto e si alzò. Tutti la guardarono attenti, e gioirono in cuor loro nel vedere che la piccola stava finalmente reagendo a quella tragedia. Voleva ancora vivere. Buttò a terra la sua bambola e si diresse traballando verso il bancone.

“Questi sono suoi. Grazie di tutto”

Mise i pochi spiccioli che aveva sotto gli occhi di Wang Li per ripagarlo dei pasti che le aveva portato in tutto questo tempo e che lei non aveva mai mangiato davanti a lui, perseverando nella decisione irremovibile di star chiusa nel suo dolore. Vedendo il suo sguardo innocente il cinese sentì un impulso improvviso di abbracciarla, di dirle che tutto si sarebbe sistemato, ma era un uomo duro, non si sarebbe mai abbandonato a simili gesti davanti i suoi clienti.

“Tienili ragazzina, non mi devi niente” La piccola abbassò la testa e susurrò un timido grazie. Da lì non ci fu più bisogno di piangere. Cominciò la sua nuova vita.

***

Betty crebbe all’interno del Sunrise come una principessa in un castello. Amata da Li, viziata dalle attenzioni della signora Tompson, dalle storie di bucanieri di Gil, e dal rispetto dei fratelli Baker, che le portavano piccoli regalini rubacchiati dai negozi più in vista della città. Aveva portato la luce al Sunrise, che per la prima volta dalla sua apertura godeva di una nuova vita, giovane, calda e piena di energia. Tutti riscoprirono il sapore dolce della vita, e benedirono la loro esistenza travagliata che, in fin dei conti, li aveva portati in quel locale, di fronte a quella ragazza, l’emblema di una gioventù ormai persa, che riviveva nei suoi passi, nei suoi sorrisi e nei suoi occhi. Il locale guarì dalla sua tristezza e diventò pulito e gentile, pronto ad ospitare chiunque avesse voluto godere di quella luce. Passarono così i giorni e gli anni e proprio un giorno di molti anni dopo arrivò l’amore, chiuso negli occhi di un passante distratto. Lui la vide dalla grande finestra intenta a lucidare il bancone, i capelli dorati legati in una coda semplice e il sorriso tenero stampato sulle labbra. Era bella. Decise di entrare. Ordinò una birra e un whisky il giorno dopo…e quello dopo ancora. Li sarebbe restato in Cina ancora qualche mese e lei poteva vederlo liberamente senza dover dare spiegazioni. Dopo due soli giorni dal primo incontro cominciò a sentire un irrefrenabile esigenza di vederlo, di parlargli, di condividere con lui le sue storie più segrete. Lo stesso fu per lui. S’innamorarono di un amore tenero e innocente e non mancò molto che il ragazzo le chiese di sposarlo. Aveva preso presto l’abitudine di recarsi da lei ogni sera per la chiusira del locale, per riaccompagnarla a casa e camminare un pò, fuori dalla nebbia della taverna e dagli sguardi impertinenti dei clienti. La fatidica domanda arrivò  in una piovosa sera di marzo. Lui s’inginocchiò davanti alla porta chiusa del Sunrise, la guardò negli occhi a lungo e le porse un piccolo anello dorato. Era stato di sua madre, e lui lo donava a lei, in segno di amore eterno e incondizionato.  Ma lei…si rifiutò. Con gli occhi lucidi e il petto pieno di felicità rispose che dovevano aspettare. Doveva parlarne a sua padre, lui non ne sapeva niente, non sapeva della sua storia, non sapeva cosa avrebbe detto, non sapeva che si vedeva con un ragazzo…e poi cosa avrebbe detto? Non si sarebbe più fidato di lei se avesse accettato senza interpellarlo..e dopo tutto quello che aveva fatto non poteva. Il ragazzo, colmo di tristezza non disse nulla, restò come immobile. ” Si tratta solo di aspettare” replicò lei ” Ti prego..”. Ma lui era lontano…non poteva credere a quel rifiuto, l’amava tanto e si sentì soffocare al pensiero che potesse essere solo una scusa. Così si alzò e ripose via l’anello di sua madre, la baciò fra la pioggia scosciante e se ne andò traballando per la sua strada.  Se lui l’avesse accompagnata a casa quella sera, forse Betty starebbe ancora occupando quel tavolo 3.

***

Lo vide andar via nel buio e pianse. Pianse come quel primo giorno alla locanda, con la stessa intensità, con la stessa sensazione d’abbandono che l’aveva accompagnata nei suoi primi mesi con Li. La sagoma del ragazzo si sfocò sempre di più, deformata dall’acqua battente e dalle lacrime. Restò mezz’ora a fissare quella strada, quella strada che aveva portato via il suo amore, quell’amore tanto cercato e che forse non sarebbe più tornato. Allora meditò. Pensò a Li, pensò alla locanda e agli amici che l’avevano cresciuta, penso al suo bel passante distratto e improvvisamente capì che non avrebbe mai perso il suo mondo, ma avrebbe aggiunto soltanto un importante tassello alla sua vita. Con questa convinzione si fece coraggio, prese a scappare sui marciapiedi fradici, sull’asfalto viscido, nella sua direzione, sperando di trovarlo e dirgli di Si, lei era pronta, Li avrebbe capito! Corse fino a sentirsi il cuore in gola, i muscoli indolenziti dal freddo e dalla fatica, ma dopo aver passato negozi, case e strade si trovò in uno strano posto che mai aveva visto. Si bloccò e si guardò intorno, sarebbe stato meglio tornare indietro. Si voltò per andarsene ma fu assalita dal terrore . Una voce la chiamava da dietro un vicolo oscuro. Si fece coraggio e si mise a scappare, ma dei passi la raggiunsero e ad un tratto sentì due grosse braccia afferrarla e portarla via nell’oscurità della notte. La ritrovarono un mese dopo in un vecchia casa abbandonata. Invece di correre fra braccia dell’amore finì in quelle della morte. Li non si riprese mai più da quello choc. Il passante distratto s’interrogò sempre su cosa fosse successo alla dolce ragazza del Sunrise, ma non trovò mai una risposta.

***

Tutti s’interrogavano sul perchè Wang Li avesse concesso a quello straniero il tavolo di Betty. Abbie si accorse che l’aria nel locale era tesa e intrisa di malinconia. D’altronde se lo chiedeva anche lei. Chi era quello sconosciuto seduto nell’ombra? Forse un lontano parente del cinese, forse una persona importante, magari un grande artista…o un criminale? Forse in realtà non aveva nessun significato…ma era strano.

“Và a prendere l’ordine al tavolo 3 – disse Li rompendo il flusso dei suoi pensieri – Cosa aspetti??”

La ragazza lo fissò, aveva gli occhi lucidi. Fece finta di non accorgersene e dopo aver preso foglio e penna si recò al tavolo dello straniero. Tra poco l’avrebbe visto in faccia. Non aspettava altro…

 

CONTINUA IL PROSSIMO GIOVEDI’…SOLO SU “DANS LA VALISE”!

 

 

 

 

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Flower Power? Datti al Rilievo!

Se avete amato la flower power ora potete spingervi ancora più in là. Come? scegliendo i rilievi floreali invece che le stampe! Quale miglior modo di dare il benvenuto alla primavera che vestirsi di colori e di fiori svolazzanti? Vogue stesso, la “bibbia della moda”, ha stilato proprio un promemoria a riguardo con citazioni che ricordano stupendi abiti in rilievo addirittura risalenti a fine 800, ovvero quelli di Charles Frederick Worth, autore di capolavori tessili come il mantello da sera del 1889 conservato al Brooklyn Museum Costume: bellissimo sullo sfondo nero, e decorato con il broccato “Tulipes Hollandais”, carnosi, e luminosi, e decadenti tulipani rosso arancio, che vinsero il premio all’Exposition Universelle di Parigi di quell’anno. Ma quali sono i capi più preziosi di questo 2012? Sicuramente tra i più esclusivi ci sono quelli di Louis Vuitton, fortemente primaverili ma con colori molto delicati e bon ton; Dolce & Gabbana, che non smettono mai di stupire con i loro mix di tonalità
calde e accese, proponendo dei tessuti tagliati al laser, una altra delle tante novità di questa primavera, che permette di realizzare un’innovativo macramé con corolle di tessuto applicate, più o meno fitte, su maglie e abiti che diventano cuscini di fiori. Fiori e colore dunque. Un trend a cui nessuno ha saputo resistere. Cavalli, Moschino, Marras per Kenzo, Diane von Furstenberg, Valentino, Rochas, Sarli, Gattinoni, Ferrè, Riva. Un esplosione di allegria,di givonezza, fatta di fantasie floreali, flu ed etno-tribali. Abiti minimal realizzati in sete e chiffon, ricamati o dipinti a mano, abiti scultorei che inneggiano a una natura lussureggiante. I Fiori come Icona, quasi un ossessione, come quelli di Miuccia Prada, inscindibili dai pizzi, dai cuori, presentati alle sfilate milanesi lo scorso febbraio, che già guardano al prossimo autunno-inverno, come l’abito a balze di fiori di Ralph Lauren. Non c’è che dire. La moda torna e ritorna con le stagioni. E questa si preannuncia davvero come la più spettacolare delle primavere.

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Diario delle Occasioni Perdute – La Lettera

lettereEra terrorizzata. E lo era ancora di più sapendo cosa le sarebbe toccato quel giorno. Da quando aveva ricevuto quella lettera era piombata in uno stato di torpore lento, irrimediabile, terribilmente angosciante. Guardava il mondo come assopita in un sogno sgradevole, come fosse addormentata anche da sveglia, e come se fosse sveglia anche nel sonno. Rifletteva da ben dieci giorni su cosa avrebbe dovuto fare, sulle parole da dire, su come sarebbe cambiato il suo destino se avesse accettato di farlo. Forse avrebbe dovuto scappare. Osservò la valigia aperta sul pavimento, era vuota. Presa dal panico cercò di riempirla con tutto quello che si trovò davanti. Vestiti, libri, qualche cd di musica jazz lasciato lì da qualche misteriosa figura traballante della sua memoria. Jean..Jack…forse erano i suoi. Ma non ricordava quasi niente in quel momento. Non ricordava il suo lavoro, non ricordava la sua casa, non ricordava i suoi amici. Ricordava solo lei. La lettera. L’aveva riletta tante volte, e ogni volta aveva avuto l’impulso di bruciarla, di strapparla via dalla sua vita e dal suo mondo già troppo grigio per poterlo sopportare. Quel foglio tanto scomodo recitava così:

“Sono tornato.”

Solo due parole. Ma il significato era di una vastità immensa.

Si sdraiò sul letto e guardando il soffitto bianco gli sovvennero i giorni e le ore passate nella luce di una grazia surreale che non aveva mai provato prima, chiusa in quegli occhi che non aveva più rivisto. Immagini bianche si coloravano a mano a mano che lei ricordava, e l’angoscia sembrava quasi gioia in una spirale di sensazioni che non sapeva controllare.

***

Lo aveva conosciuto un freddo giorno d’inverno, in un vecchio bar di periferia. Aveva vent’anni allora e tanta voglia di vivere. Si era trasferita in città convinta che avrebbe trovato la sua strada, e gli sembrò un segno del destino quando uno sconosciuto le si avvicinò in treno e le regalò un vecchio libro. “L’arte di amare” di Ovidio. S’interrogò a lungo sul significato di quel regalo: pensò alle ipotesi più varie, ai sensi più nascosti, ma l’interrogativo restò in risolto. Iniziò a leggere il libro e ne restò entusiasta. Decise che la sua strada sarebbe stata la filosofia. Ma non quella studiata tra i banchi di scuola o nelle università,ma quella fatta tra gente, tra le strade. Viveva da sola in una piccola casa del quartiere asiatico della città e si manteneva lavorando in un piccolo pub trasandato, il “Sunrise”, una bettola che si affacciava sul vecchio porto, dove le piccole barche imprigionate al molo fluttuavano incessantemente sulle onde come fantasmi indecisi e tribolanti. Il locale, aperto solo di notte, era popolato da strani personaggi, che lo facevano assomigliare a certe taverne di pirati narrate da Stevenson. Amava vedere come le storie e le vite s’intrecciavano in quell’inferno dimenticato da Dio. I clienti erano sempre gli stessi e raramente spuntava qualche nuovo personaggio. C’era la signora Thompson, un’ accanita giocatrice, amante dei gioielli e delle scollature (aveva ben 70 anni) che sfoggiava in onore di Morris, un vecchio nobile caduto in disgrazia che non disdegnava affatto quelle attenzioni. C’era Linda, la brasiliana avvenente che lavorava al bancone e Gil, un uomo poco raccomandabile, che si diceva avesse nascosto un tesoro grazie ai suoi furti sparsi per il mondo. Ma quelli che proprio lei non sopportava erano i gemelli Baker. Erano rozzi, arroganti e spesso si abbandonavano a forti ubriacature che gli provocavano gravi attacchi di violenza fisica e verbale. A volte si ritrovava affranta a pensare che quella fosse la sua nuova famiglia, ma pian piano iniziò ad abituarsi. Riuscì ad accettarla. Un giorno un aria strana l’aveva accompagnata fino alla locanda, un aria fresca e piacevole, un aria di cambiamento. Non ne capiva il motivo ma si sentiva felice. Diede uno sguardo al mare e gli sembrò più dolce, le piccole barche ormeggiate ora danzavano sinuose e leggere. Chissà quale sorpresa si celava dietro quell’ottimismo. Aprì la porta e capì. C’era uno straniero nel Sunrise. E la stava fissando.

Continua il prossimo Giovedì…solo su Style.It!

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Phytokératine di Phyto: Missione Bellezza!

Perchè diciamocela tutta, per sentirci perfette a volte ci vuole davvero poco. Spesso è un complimento gentile, altre è un bel vestito, un buon trucco, o semplicemente un buono…shampoo! Certo non capita mai che ci senta dire per strada” Wow! che buono shampoo che usi! che buon siero!” eppure ragazze fidatevi, dopo aver provato Phytokératine ce ne sarebbe davvero motivo per darsi a questo genere di apprezzamenti. Ho ricevuto la “scatola magica” qualche giorno fa, come vi avevo già parlato nel mio post precedente e non avevo davvero idea che mi sarei trovata davanti ad un prodotto speciale come questo. Spesso le pubblicità, come ben saprete, sembrano divertirsi a trarci in inganno: “la perfezione di quà, la perfezione di là, bellezza assicurata, siero miracoloso”!manca il filtro d’amore eterno e siamo al completo!Quindi prima di fidarmi, meglio provare ( e meno male che c’è Styler-Proof!). Ed eccomi sotto la doccia a cantare a squarciagola e provare Phytokératine. Ci avreste mai creduto? Finalmente una promozione veritiera! Non ci potevo credere. Massaggia che ti massaggia, strofina che ti strofina, un profumo stupendamente fresco e delicato ha cominciato ad avvolgere la mia folta chioma e la morbidezza cominciava a fare capolino tra le mie mani. Una prima passata di shampoo, una seconda e poi il siero. Un percorso mirato a ricostruire non solo la bellezza dei capelli ma anche la pace dei nostri sensi! Ieri è stato il mio secondo lavaggio e devo dire che la bellezza della prima volta si è riproposta con la stessa profumata intensità e morbidezza. Mi guardo allo specchio e comincio a sentirmi bene…bella nel mio corpo, e tra i miei lunghi capelli. Perchè essere perfette è una missione. Missione Bellezza! Phytokératine non ti mollo più!

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